... e in uguaglianza e fratellanza (il colore dello sfondo e la parola "libertà" non traggano in inganno)
Mi chiedono: "novità?" e mi innervosisco.
Mi dedico e mi applico intensamente ai miei lavoretti (poi mi chiedo se la pignoleria editoriale faccia stare bene solo me, alla fine).
Mi segno un mucchio di cose da fare, non formali ma sostanziali (mi accorgo che la lista si allunga e non spunto mai niente).
Mi dimentico volutamente del fatto che la frutta a un certo punto comunque marcisce.
Mi piacciono le metafore e poi mi ci affeziono.
Mi immagino come una superficie a scacchi: un quadratino di cuoio e un quadratino di camoscio.
Mi difendo con quella che io considero ironia.
Mi rendo conto che risulto un quadratino acida e un quadratino gnegnè.
Mi giovo dei momenti di solitudine (almeno) per non pensare ai quadratini.
Mi rallegro che ci sia gente che sa scrivere e di saper leggere (vale anche per chi sa far musica e per il dono dell'udito).
Insomma, più o meno
MI BARCAMENO
Non è una crisi grossa; è una crisi medio-grossa.
Nella media di quelle in cui cado sempre quando torno un po' ingobbita da un convegno.
Poi è anche colpa del precariato, tanto per cambiare.
Io per di più sono un precario gregario.
Tombola.
Il fatto è che la vita da precario - quando non ti abbruttisce del tutto, e cioè nella migliore delle ipotesi - ti fa credere illusoriamente di essere molto giovane, libero e piuttosto irresponsabile anche quando dovresti avere già delle certezze, magari dei vincoli, ma insomma qualche punto fermo.
Invece sei costretto a fare il giovincello mentre vai per i quaranta. E ti illude anche che la scelta che hai fatto - perché una scelta l'hai pur sempre fatta, anche se gli effetti sfuggono al tuo controllo - non sia definitiva, che ci sia sempre una via di fuga.
Invece no.
Perché sai che ormai cambiare, ammesso che sia possibile, sarebbe come tagliarsi le gambe, già macilente.
Però non sei soddisfatto, ti senti insicuro, convivi con ansie e paure, e …
Posso aggrapparmi a un altro libro? Che poi ho capito perché leggo così tanto: perché così scappo.
Allora: il libro a cui mi aggrappo quest'oggi è Come volevasi dimostrare, di Gertrude Stein. La Gertrude di «una rosa è una rosa è una rosa è una rosa», che quindi a dimostrazioni potrebbe sembrare un po' carente, e invece ha scritto una cosa che ha meritato un'orecchia nel racconto Fernhurst, sul (fatidico?) momento in cui si dovrebbe maturare... Ossia quando «raggiungiamo nel ventinovesimo anno il dritto e stretto passaggio della maturità e la vita che era tutta tumulto e confusione si limita e si restringe nella forma e negli scopi e noi barattiamo una grande oscura possibilità per una piccola dura realtà».
Il precario gregario ultratrentenne ha a che fare con la piccola dura realtà, ma non ha eliminato il tumulto e la confusione e vorrebbe pure un'altra possibilità.
BARATTO FALLITO
Fino a che età si può cambiar vita?
In teoria la risposta giusta è: "sempre!".
La pratica, com'è noto, non sempre segue la teoria.
Guardandomi da fuori e con gli occhi che avevo qualche anno fa, mi è andata bene: faccio quello che volevo fare e vivo in mezzo ai libri e alle parole. I numeri non sono un grosso problema, uso la calcolatrice.
Quando studiavo matematica sentivo le voci. O qualcosa del genere. Era come se, per un eccesso di freddezza mentale, sentissi gli spifferi in testa.
O forse significava che la testa era abbastanza vuota da farci passare l'aria. Ora non è che si sia riempita, ho solo messo i doppi vetri.
Una volta conoscevo una barzelletta che mi faceva ridere, che se la prendeva coi carabinieri e finiva con un'invocazione:
UN'ALTRA POSSIBILITAAAAA'!
«Poco prima di giungere in cima al colle, quella mattina, Arguto e Teresina iniziarono la danza religiosa dei cani che hanno presentito la selvaggina: strisciamenti, irrigidimenti, caute alzate di zampe, latrati repressi: dopo pochi minuti un culetto di peli bigi guizzò fra le erbe, due colpi quasi simultanei posero termine alla silenziosa attesa; Arguto depose ai piedi del Principe una bestiola agonizzante. Era un coniglio selvatico: la dimessa casacca color di creta non era bastata a salvarlo. Orrendi squarci gli avevano lacerato il muso e il petto. Don Fabrizio si vide fissato da due grandi occhi neri che, invasi rapidamente da un velo glauco, lo guardavano senza rimprovero ma che erano carichi di un dolore attonito rivolto contro tutto l'ordinamento delle cose; le orecchie vellutate erano già fredde, le zampette vigorose si contraevano in ritmo, simbolo sopravvissuto di una inutile fuga; l'animale moriva torturato da un'ansiosa speranza di salvezza, immaginando di poter ancora cavarsela quando di già era ghermito, proprio come tanti uomini; mentre i polpastrelli pietosi accarezzavano il musetto misero, la bestiola ebbe un ultimo fremito, e morì; ma Don Fabrizio e Tumeo avevano avuto il loro passatempo; il primo anzi aveva provato, in aggiunta al piacere di uccidere, anche quello rassicurante di compatire».
GIUSEPPE TOMASI DI LAMPEDUSA, Il Gattopardo, Feltrinelli, Milano 1989, p. 101.
Ogni tanto ho l'impressione di essere sul punto di starnutire.
Smetto di fare quello che sto facendo e aspetto, interamente all'erta.
Un'attesa piacevole ed emozionante.
Puntini-puntini.
Poi lo starnuto non arriva.
Solo un'arricciata di naso, e una strizzatina d'occhi.
Punto a capo.
ZENTIMENTALE?
A volte (nel mio caso spesso) i pensieri sulla morte sono indotti dalle cose più banali. Tipo il disordine in cui una lascia la casa prima di avventurarsi nella giungla d'asfalto.
Ché, essendo in procinto di fare un pur breve viaggio in macchina con un amico che quando guida è afflitto dalla sindrome di tuoni, fulmini e saette, chiudendo la porta ho pensato: "Se mi schianto lascio la casa tutta un casino: che figura di merda! Non voglio morire...".
La sera stessa, tornata a casa incolume, a letto riprendo a leggere la Nera schiena del tempo di Javier Marías: le prime righe che leggo sono una riflessione sul fatto che quasi mai uno cessa di vivere senza averne prima un qualche presentimento.
Inorridisco. E mi riprometto di dedicarmi alle pulizie l'indomani per prima cosa.
Dormo male, ma l'indomani, per l'ennesima volta, non ho tempo di fare la casalinga.
Verso sera, lo stesso temporale a 4 ruote, a cui confesso il pensiero suscitatomi dal suo stile di guida e la successiva mazzata ricevuta da Marías, mi dice (sistemandosi il cavallo dei pantaloni): "Sì va bene, ma Marías come lo sa?"
Giusto.
La casa è ancora incasinata,
TIE'!
Gira voce che il 2007 sia l'anno della zecca. Pare che pullulino, e che ripararsi le caviglie non sia sufficiente. C'è chi sostiene addirittura che saltino o si calino dai rami degli alberi.
Sono perplessa.
Secondo me questo è un subdolo attacco teocon all'istituzione della camporella. Non che la pratichi più, eh. Alla mia età? con i reumatismi? Anzi, più propriamente: con chi?? Però mi piace camminare in campagna e non vorrei dovermi mettere l'advantix sul collo, come abbiamo fatto col cane.
Poi, questa cosa che saltano e volano mi suona strana, fasulla… Una tipica teoria del complotto. Come se ci fosse stato un insano incrocio tra zecche, pulci e zanzare. Una coalizione di animaletti stronzi.
Questo post m'è sgorgato spontaneo, come ai vecchi tempi, e son tornata qua a buttarlo giù. Secondo me c'entra il fatto che "zecca" inizia per zeta, come "zuzzurellone". Gira voce che la prossima, sarà la volta di "zitella".
2007, L'ANNO DELLA ZETA
Se volete intenerirvi, divertendovi alle spalle dell'infanzia ignara, non guardate paperissima: levate il ciuccio di bocca a un bambino che ne è dipendente, e obbligatelo a dire: "ZUZZURELLONE"
FELICE 2007 AMICI!!
Quando vengo qui, ormai, mi sembra di entrare in soffitta.
Un posto pieno di polvere, carabattole e altre cose più o meno vecchie cui tengo: qualcuna importante, qualcuna ingombrante, qualcuna commovente. L'archivio di due anni di me, che mi paiono lunghissimi e invece sono schioccati via in un lampo.
Mi sa che continuo a tener chiusa la porta per un altro po', così quando la riaprirò, mi divertirò a rovistare, a ricordare, e sicuramente a farmi un po' di tonico pat-pat sulla spalla.
Beninteso che alle porte altrui continuerò a presentarmi: quindi non "addio", non "a presto", ma proprio un puro e semplice
CIAO!
PS In parole povere: appena torno zitella mi ributto a scrivere.
PPS Visti gli ultimi sviluppi può darsi - dico può darsi - che mi ributti stasera stessa.
PPPS Ho scritto "beninteso" e alla fine non l'ho cancellato perché fa molto soffitta e sono la solita vecchia schiava dell'uniformità.
Poche storie: non sono le tegole che scendono indefesse a farmi la testa capanna. Sono io che almeno il 90% delle volte mi piazzo nella loro traiettoria.
"Fai la cosa giusta" diceva Spike Lee.
Spike, mi dici come si fa?
Non ti chiedo qual è la cosa giusta, perché la so, più o meno.
Ma COME, come cacchio si fa a farla, la cosa giusta?
Manco di volontà.
Sempre stata così del resto: da questo punto di vista ho sempre avuto la fermezza di un budino.
In genere mi salvava la fantasia, l'intuito, l'incoscienza o il lavoro folle dell'ultimo minuto, e pure un pizzico di culo.
E' una vera fatica essere all'altezza della propria autostima, quand'è esagerata. Ci credo che poi uno arranca, si sente soffocare, dà la colpa ai coppi.
Non pensavo davvero che sarei stata così, adesso.
PENSAVO A VANVERA
A forza di tegole in testa al posto degli occhi mi spunteranno due abbaini.
CHIEDO CONDONO
Compagna assidua degli ultimi tempi: Frustrazione, sorella di Delusione e madre madrona di Fastidio.
A causa sua, mi trovo a scuotere la testa tra me e me persino in luoghi pubblici, quando mi raggiunge con i suoi parenti. Capita spesso quando sono in treno o in autobus dove non posso scappare: la famiglia musona mi accerchia, mi pesta i piedi, mi dà gomitate, e io scuoto la testa perché la conclusione è sempre un incredulo "Non è possibile".
Un'affermazione retorica più che la constatazione di un dato di fatto; un buffetto al destino tontolone: "Destino svegliati! non è possibile che non sia possibile, dai!".
Perché nonostante tutto rimango un'ottimista inguaribile, che contempla l'impossibilità senza vederla davvero, e non si rassegna. E dove c'è un NO vede un ni, dove c'è uno STOP vede un "passa più tardi", dove c'è un HAI PERSO vede un "ritenta".
In altre parole, oltre che miope,
SONO PROPRIO DEFICIENTE
Ho messo per ridere una foto tratta da un film sul desktop e… funziona!!
Ogni volta che accendo il computer appare la faccia magnificentemente sorridente di Atta Yakub, appoggiato a un'auto con le braccia conserte e io... rido!
Nel senso che automaticamente gli sorrido di rimando, come un'ebete, anche se 1) non sta sorridendo nella mia direzione 2) ha i capelli col crestino e sembra un quindicenne 3) il film era tutto sommato deludente 4) dovrei vergognarmi di aver cercato le foto su google 5) magari in quel momento ho poco da ridere.
LO CONSIGLIO A TUTTI
Ero stata contenta cinque anni fa, venendo ad abitare qui, di scoprire che nel palazzo di fronte al mio c'era qualcuno che stava imparando a suonare il pianoforte.
Mi immaginavo una ragazzina - come lo sono stata io - alle prese con Pischna e Hanon, che sarebbe migliorata - come non ho fatto io – arrivando a suonare Gershwin e Rachmaninov.
La fantomatica ragazza ha fatto davvero progressi, ed è bello aprire la finestra quando si esercita.
Sarebbe bellissimo, se nel mio stesso palazzo non fosse venuta ad abitare da qualche mese un'anziana signora che suona da cani. Quando si applicano in simultanea, le mie vicine non sembrano esattamente le sorelle Labèque. Oltretutto la signora canta pure.
Una specie di yodel.
AYUTO
Da due settimane la luce in cucina non funziona, le lampadine resistono mezz'ora, poi fanno bzzz e muoiono. Alla terza lampadina bruciata ho tirato fuori tutte le candele che ho, le ho schierate sul tavolo, e adesso ceno sempre a lume di candela. Sembra di mangiare al cimitero, ma la cosa ha il suo fascino.
Molti hanno osservato che sarebbe meglio chiamare l'elettricista, per ultimo un ospite pragmatico e apoetico che ieri si è bruciacchiato la manica della maglia. Io ho ribattuto che la luce calda delle fiammelle favorisce l'incarnato e poi, vuoi mettere la soddisfazione di soffiarci sopra esprimendo un desiderio diverso ogni sera?
(IL PROGRESSISMO STA NELL'OTTIMISMO)
Ieri mi è stato detto di punto in bianco che dovrei pensare meno al passato e di più al presente e al futuro.
Ci sono rimasta un po' male, forse toccata sul vivo.
Ché è vero che al passato penso spesso. Del resto ci penso anche per lavoro, al Passato maiuscolo.
E' una specie di predispozione naturale. E in fondo il lavoro me lo sono scelto proprio per questa inclinazione, minuscola e maiuscola.
Passeggiando tra i campi dietro casa dei miei, ieri pomeriggio, sono stata assalita da tutta una serie di ricordi che riguardavano luoghi, persone ed animali. Forse ho semplicemente esagerato nella rievocazione, e mia madre ne aveva abbastanza dei miei "amarcord". Però darmi della nostalgica è stato un colpo basso, sotto elezioni: un po' come dire alla pecora rossa della famiglia "ti vedo un po' sbiadita".
Non è vero! Rivendico lo status di
PROGRESSISTA PASSATISTA
Non volevo entrarci in questa sporca lotta elettorale, ma a quelli che hanno tirato finocchi contro Vladimir Luxuria vorrei dire una cosetta:
MERDONI!
Sono la persona ideale a cui dire: "Poi però non ti venire a lamentare".
Nononono.
"Poi però" la lagna prorompe più forte di me.
E la lagna peggiore è tipo questa che sto scrivendo: la meta-lagna, lamentarsi di lamentarsi.
UA
Fino ad oggi, al momento di gettare le lenti a contatto usate, le riponevo una in braccio all'altra, per farsi compagnia, chiuse nella stessa parte del loro piccolo contenitore-casa, e poi via nella spazzatura indifferenziata un po' a malincuore.
Poco fa quando le ho buttate stavo per fare come al solito.
Poi ho pensato: "ma chi mi dice che vogliano passare il resto della loro vita insieme? e per di più chiuse dentro un loculo di plastica??"
E così le ho lasciate cadere libere, una dopo l'altra nell'acqua del water, dove le ho guardate fluttuare quasi senza sensi di colpa.
Mi pare un segnale: il tempo passa e io sto per entrare nella fase irreversibile.
RACCAPRICCIO!
e sarò più fortunata.
Mi sono detta: è ora di arieggiare la stanzetta.
Poi mi son ricordata che giorno è oggi e ho pensato che due tirate da puffo cinico e stronzo di seguito sarebbero state eccessive.
E poco rispondenti alla realtà, in fondo.
Perché non è che sia proprio un periodo di merda, anzi.
Qualcosa va per il verso giusto, clin-clinc.
Una ruota quasi oliata.
Però ho alti e bassi.
Oggi è basso.
Ma la ruota è solo sgonfia, mica bucata!
MENO MALE
(oggi, martedì grasso, interpreterò il puffo stronzo e cinico)
Io odio il carnevale.
Il carnevale è una festa volgare con gente che con la scusa che è carnevale si veste malissimo e con tessuti sintetici e quindi puzza pure.
Le donne non accettano di imbruttirsi per far ridere e si travestono da minnie o da infermiera sexy.
Gli uomini si travestono da donna senza depilarsi: non vale.
I bambini suonano ai campanelli e chiedono soldi ma con le paghette che hanno dovrebbero darli loro a me. Quindi non apro la porta.
Gli unici scherzi divertenti sono quelli verbali, di certo non le fialette puzzolenti o le schiume sul cappotto.
Napoli a carnevale diventa la città violenta dello stereotipo: ti tirano le uova.
Trieste a carnevale diventa una discarica di sacchetti di plastica vuoti che poi con la bora finiscono in mare.
Le altre città non so, ma immagino.
Se mi chiedono "cosa fai a carnevale?", mi scappa una risata satanica.
IO (MUAUAHAUHA) ODIO IL CARNEVALE
Dopo l'utile poast sul toast ho promesso qualcosa di meno impegnato politicamente quindi oggi illustrerò la mia via al riciclaggio.
Da quando vivo sola riciclo ossessivamente la carta. Anche la plastica e il vetro, ma la carta di più. Lo spreco di carta mi rende triste.
Uso i fogli di qua e di là, e quando proprio non se ne può più far nulla, nemmeno segnalibri, mi arrendo e raccolgo i residui assieme a ogni altro minimo pezzo di carta non più utilizzabile, dallo scontrino al biglietto dell'autobus, dai volantini della conad a quelli della cdl.
Riciclo riciclo, e periodicamente arranco verso la raccolta differenziata. C'è una stazione di taxi lì vicino, e capita di vedere dietro il lunotto facce che mi compatiscono perché son carica come l'albero di natale e mi cade regolarmente qualche giornale dalle braccia. A quel punto mi accorgo di un articolo che mi è sfuggito e leggo un po' infrattata tra i cassonetti. Poi mi cade anche un flacone della candeggina e capisco che è ora di rientrare.
...
Riciclo riciclo, e poi basta un piccolo incidente domestico, tipo una fuga d'olio sul pavimento com'è accaduto poco fa, e allora prendo il rotolo di carta assorbente (riciclata) e lo srotolo in quantità industriali.
Riciclo e srotolo alla ricerca di un impossibile equilibrio.
Mi sa che è più quello che srotolo di quello che riciclo.
Questo dà l'idea del numero di incidenti domestici che si verificano nella mia cucina.
Ma questo spiega anche perché vivo sola.
E' TEMPO DI RICICLARMI
Son rinvigorita solo che, cacchio, non faccio/non mi capita niente di annotabile qui.
L'unica cosa notevole che ho fatto oggi è stato, poco fa, mangiare 5 toast.
Il toast è il mio alimento preferito.
Quando preparo toast sono felice. Perché ne faccio alcuni per il consumo immediato, e quindi mentre spalmo e sovrappongo ho la bavetta e gli occhi lucidi, e poi ne preparo altri, tutti quelli che il pacco del pancarré consente, da mettere in frigo, e ciò mi fa sentire al sicuro.
Oggi ne avevo programmati 3-4 per "ora!" e 3-2 da mettere da parte, come le noccioline di cip e ciop.
Ma avevo fame e mi son finite anzitempo le sottilette. Allora, visto che dopo averne mangiati 4, ne rimaneva 1 mi son detta che era atroce infilarlo al freddo e al gelo da solo. E mi sono mangiata pure quello. Soddisfazione e altruismo!
L'abbinamento migliore è toast e caffellatte. O toast e orzoelatte se si è ipereccitabili.
Per finire, una ricetta complicata.
Il toast si fa così: fetta di pancarré + cincinin di burro + abbondante prosciutto cotto + sottiletta + cincinin di burro + fetta di pancarré. Abbrustolire finché la sottiletta cola.
KRAFT: COSE BUONE DAL MONDO
Il rischio della profonda autostima è l'eccesso.
Finisce che nessuno ti ama come ti ami tu.
E nessuno è smoking se non il tuo.
AUT.MIN.RICH.
Buon anno (quasi) nuovo a tutti!!
SCUSATE IL RITARDO
Quando un'ape insiste a posarsi su un arbre magique sperando che a un'occhiata (o a un'annusata) più accurata si riveli il grande e profumato fiore genuino che s'era immaginata, o è Willy, l'amico scemo dell'ape Maia, oppure è un'ape masochista.
In ogni caso, dato che non s'è ancora vista un'ape Freud in grado di aiutarla...
VIA, VOLARE APE! VOLARE!!
C'era una volta un'ape curiosa ed estroversa.
Un giorno, volando un po' fuori dal suo prato abituale, vide e annusò, pur da lontano, un grande fiore colorato e profumato.
Ci volò in picchiata e vi si posò, e solo allora si accorse che era un arbre magique.
FINE
Ho conosciuto un ragazzo interessante, ma quando ho realizzato che fa tanto sport (ma proprio tanto) mi è preso male, ché io (oltre a essere superprevidente e ad immaginarmi già sua compagna per la vita e quindi a farmi un po' di conti) sono totalmente asportiva.
E allora sai com'è e come non è... diventa difficile la vita a due, se uno va a correre, e a saltare, e a nuotare, e a rimbalzare, e una sta seduta tutto il giorno a studiare, per dire. E come minimo allo sportivone i muscoletti atrofizzati della ricercatrice fanno un po' specie. Eccetera. Eccetera.
Poi ho pensato che sono molto peggio i tipi che conosco di solito a causa del mio lavoro. Gente che siccome sta immobile, incatramata in biblioteca per 12 ore al giorno, crede di non aver bisogno di una doccia. E nel giro di un giorno e mezzo conquista l'odore di quel fratello cristiano di Torino, che dopo mezz'ora che ci eravamo presentati mi invitava a regalare la mia luce, e io stavo per svenire non per la proposta, ma perché dalla tonaca esalava un indimenticabile puzzo compresso di sporco stratificato e stantio. Che roba!
Oppure di quel docente che ha addosso per 12 mesi all'anno, da almeno 10 anni, la stessa dolcevita marrone, un tempo rosso ciliegia, 100% acrilico, che parlargli anche a discreta distanza diventa una prova di coraggio, only the braves...
Quindi ben venga l'atleta che frequenta assiduamente le docce!
Però speriamo che usi le ciabatte negli spogliatoi, perché altrimenti potrebbe avere più funghi del Cansiglio...
Considerazione finale: che bello avere un blob su cui scrivere cose, che se il ragazzo in questione solo immaginasse che attraversano la mia testa, mi avrebbe già cancellata dalla rubrica del cellulare.
YUK-YUK
Non mi viene niente da scrivere, anche se potrei lamentarmi di questa giornata polare e inconcludente.
Non riesco a scrivere perché sono troppo impegnata in telefonate alla Kramer contro Kramer con A., per concordare le visite al gatto.
E in bozze di messaggini mancati, del tipo: "Portami a cena, o non si usa più?"
Se ricevessi come risposta "Si usa, si usa, sì", sarei disposta anche a pagare io.
Ma come cacciatrice apache, sono poco convincente. Sembro Bush vestito in mimetica che guarda col binocolo senza aver tolto i tappi.
...
Vabbè. Ora chiudo tutto ché devo andare all'"aperitivo".
L'aperitivo! Pfui.
Questa mania dell'aperitivo, secondo il mio modesto parere, ha ammazzato la bella usanza di andare fuori a cena. Ma il mio parere è modestissimo, considerata la mia vita mondana lillipuziana. Può darsi che non tutti si avventino sul buffet fino a esaurimento scorte. Può darsi che la gente normale, la gente che piace alla gente che piace, dopo l'aperitivo, si rechi anche a cena, chi lo sa.
...
Ohi, ohi, ohi 'sta ragazza è un po’ acidella.
'Na cifra aciddddellaaaaa
'NA CIFRA NO, MA UN PO' SI', LO SO
Per un pelo stavo per avere la casa piena di peli di gatto!
L'ideale per una che non si muove mai e ha tutto il tempo per passare l'aspirapolvere.
Ma quel dittatore in erba che ha le fattezze di mio nipote ha posto il veto al trasferimento del gatto a casa mia.
Non è giusto!
Per un attimo, quando mio fratello al telefono mi ha detto di aver ricevuto in dono una gattina di tre mesi che potevo tenere io, mi son sentita un po' come mi immagino ci si senta quando si scopre di essere incinta: felice anche se un po' spaventata dalle responsabilità. Stavo già pensando al nome.
Poi è arrivato A., di ritorno dall'asilo, a distruggere questo sogno di maternità traslata!
Non mi stupisce. E' uno che pochi giorni fa, a 5 anni, è stato in grado di sostenere il seguente scambio di battute con una donna di 63 anni:
A.: Nonna, sai che io ho il coraggio di dirti quello che tu non vuoi sentirti dire?
G. (un po' allarmata e intenta a tener su la mascella): E cos'è che non vorrei sentirmi dire?
A.: Che devi darmi un ovetto kinder.
HO DETTO GATTO TROPPO PRESTO...
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