... e in uguaglianza e fratellanza (il colore dello sfondo e la parola "libertà" non traggano in inganno)
A volte (nel mio caso spesso) i pensieri sulla morte sono indotti dalle cose più banali. Tipo il disordine in cui una lascia la casa prima di avventurarsi nella giungla d'asfalto.
Ché, essendo in procinto di fare un pur breve viaggio in macchina con un amico che quando guida è afflitto dalla sindrome di tuoni, fulmini e saette, chiudendo la porta ho pensato: "Se mi schianto lascio la casa tutta un casino: che figura di merda! Non voglio morire...".
La sera stessa, tornata a casa incolume, a letto riprendo a leggere la Nera schiena del tempo di Javier Marías: le prime righe che leggo sono una riflessione sul fatto che quasi mai uno cessa di vivere senza averne prima un qualche presentimento.
Inorridisco. E mi riprometto di dedicarmi alle pulizie l'indomani per prima cosa.
Dormo male, ma l'indomani, per l'ennesima volta, non ho tempo di fare la casalinga.
Verso sera, lo stesso temporale a 4 ruote, a cui confesso il pensiero suscitatomi dal suo stile di guida e la successiva mazzata ricevuta da Marías, mi dice (sistemandosi il cavallo dei pantaloni): "Sì va bene, ma Marías come lo sa?"
Giusto.
La casa è ancora incasinata,
TIE'!

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